domenica 20 aprile 2008

Eliminazione della sofferenza e responsabilità individuale in una prospettiva buddhista

Per entrare nel merito del tema di questa tavola rotonda, vorrei ricordarvi che l’intuizione del Buddha Sakyamuni si esprime nelle seguenti quattro Nobili Realtà:
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la sofferenza (che esiste inconfutabilmente).
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la sua origine (che nasce dal desiderio egoistico).
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la possibilità che cessi (eliminando l’io separatore).
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la via che conduce alla sua cessazione (un percorso di educazione spirituale

basato su una esistenza virtuosa con equidistanza dagli eccessi estremi).
Il Buddha sostiene che la sofferenza esiste, che la sperimentiamo tutti, che l’origine della sofferenza parte dal nostro ingresso nella dimensione esistenziale, perché dal momento in cui nasciamo, fino a quando moriremo, noi siamo sicuramente destinati ad incontrare un qualche tipo di sofferenza, attraverso la mente, oppure attraverso il fisico. Per liberarci dalla sofferenza dobbiamo creare dentro di noi le condizioni di armonia e di positività che impediscano alla nostra mente di entrare in uno stato di agitazione.
Quando siamo in una condizione di estrema serenità non possiamo essere attaccati
dalle preoccupazioni, dalle passioni e dalle paure, né dalla confusione. Soltanto una mente confusa viene sballottata da tutte le vicissitudini della vita, come una "nave senza nocchiero in gran tempesta”, di dantesca memoria. Noi dobbiamo riuscire ad avere la capacità di gestire la nostra esistenza in una maniera positiva ed equilibrata che ci permetta, attraverso la calma della mente, di valutare tutte le cose come
realmente sono, senza caricarle di valori irreali originati dalle nostre suggestioni.

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La legge del Karma: ogni azione genera conseguenze

L’individuo è produttore costante di azioni che determinano Karma, ovvero generano conseguenze. E deve essere molto attento nel suo comportamento perché qualsiasi cosa pensi genera Karma, qualsiasi cosa dica genera Karma e qualsiasi cosa faccia fisicamente genera Karma.
In un recente discorso Sua Santità il Dalai Lama ha affermato "
se un maggior numero di persone credesse nella legge del Karma non avremmo mai bisogno della polizia o di un sistema per costruire la pace". C'è un po' di utopia ma molta verità in queste parole. Poiché i dogmi, le leggi non sono riusciti a modificare le tendenze umane negative forse la consapevolezza individuale può sortire un miglior risultato.
Il Buddhismo non dice che gli uomini sono nati per essere felici ma dice che tutti aspirano alla felicità e non è certamente con la violenza che si produce questa felicità: la violenza genera altra violenza. Bisogna pertanto attivare altri valori per una comunità globale che si va formando sulla base dell'interdipendenza tra paesi e individui.

Sofferenza e ciclo delle rinascite

Il Samsara o “Ciclo delle rinascite” è uno stato imperfetto nel quale vivono tutti gli esseri senzienti.
Nella tradizione Buddhista vengono contemplati tre tipi di sofferenza:
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la sofferenza legata al dolore;
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la sofferenza del mutamento;
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la sofferenza dell’esposizione al dolore.

La sofferenza legata al dolore: è quella derivante da un effettivo dolore fisico o psichico (malattia) o dall’unione dei due (vecchiaia) o dalla cessazione dei due (morte).
La sofferenza del mutamento: è quella che nasce da una sensazione piacevole per
trasformarsi poi in una fonte di dolore a causa delle conseguenze dell’atto che ha generato originariamente il piacere. Ad esempio: al sole sto bene però poi mi scotto la pelle. Il vino mi piace però poi mi ubriaca.
Così, anche se uno di noi diventasse potentissimo e ricchissimo, al solo pensiero di perdere la propria ricchezza si sentirebbe infelice.
La sofferenza dell’esposizione al dolore: dipende direttamente dalla fragilità del nostro fisico.
Anche se siamo in piena salute, possiamo scivolare e romperci una gamba,
possiamo bruciarci con il the bollente, possiamo prendere un raffreddore o un’infezione virale.
Secondo il Buddhismo gli uomini soffrono per otto motivi: nascita, vecchiaia, malattia, morte, essere separati da chi ci è caro, incontrare chi non ci è caro, non ottenere ciò che desideriamo, la difficoltà di difendere ciò che abbiamo.
Esaminiamo i problemi che derivano da ciascuna circostanza.
Nella nascita: difficoltà nella gestazione, nascita imperfetta, buio dell’utero, sofferenza al contatto con l’esterno.
Nella vecchiaia: il corpo invecchia, si perdono le energie, si perde la stima del prossimo, si perde il gusto delle cose, perdiamo la memoria.
Nella malattia: affetti da un male, avere un medico che non ci segue, dipendere dai farmaci, sottostare a limitazioni nel mangiare, dover seguire il parere dei medici, spendere tutti i nostri soldi in medicine e ospedali, avere paura della morte.
Alla morte: non possiamo portare niente con noi.
Nell’essere separati da chi ci è caro: tutti possono morire prima di noi.
Nell’incontrare chi non ci è caro: dover sempre vivere le tensioni del litigio.
Nel non ottenere ciò che desideriamo: illusione e delusione.
Nel difendere ciò che abbiamo: lotta nel lavoro, negli affetti, nella vita.
In ogni caso il fuoco dell’esistenza ciclica brucia tutti e nessuno ne è esente.
I lama tibetani praticando quotidianamente la meditazione sono in grado di vincere le sofferenze psicologiche, però le sofferenze fisiche le devono sopportare. Il Dalai Lama recentemente ha avuto dei problemi di salute, probabilmente il Papa ne ha anche lui e San Francesco a sua volta sarà stato male : le sofferenze fisiche sono ineludibili.
Bisogna avere un atteggiamento mentale giusto che ci permetta di affrontarle, e ciò può avvenire con un adeguato addestramento della mente. Nel momento in cui noi siamo sereni, tranquilli, possiamo anche ridurre l’intensità del dolore, perché la serenità interiore ci aiuta a ridurre l’intensità della sofferenza.

Cambiare l’atteggiamento mentale

Secondo il Buddhismo la regola dei rapporti umani deve essere fondata sulla pace,
sull'altruismo e sulla compassione. Tre parole chiave legate a un sentire che non può essere prodotto artificiosamente ma nasce spontaneo in chi ritiene che la soluzione
dei problemi del mondo non si trovi nel comportamento egoistico. Queste sono le
risposte buddhiste alla domanda di serenità che l'uomo oggi più che mai rivolge alle religioni.
La pace che deve nascere da un equilibrato atteggiamento mentale.
L'altruismo che ci deve far comprendere come le cose che portano benessere a noi possono portare benessere a tutti gli uomini.
La compassione, che nel Buddhismo non vuoi dire "
sentire con gli altri" ma significa "fare di tutto perché gli altri possano essere felici ". E sottolineo “fare”, proprio per ribadire che il Buddhismo non è nichilismo ma è azione.
Quale condotta morale, quale pratica, quali azioni deve promuovere l'uomo per essere rettamente stabile? Le Scritture rispondono: lasciare da parte la derisione, il lamento, l'odio, l'inganno,l'ipocrisia, la cupidigia, l'orgoglio, l'irruenza, la brutalità, l'infatuazione, la negligenza.
Tale determinazione è chiaramente illustrata dalla differenza tra i termini sanscriti
ahimsa” e “avihimsa” dove “ahimsa” significa “non nuocere”, mentre “avihimsa
vuoi dire “rifiuto di nuocere ad altri essere viventi e alla natura in base a un preciso
atto di volontà”.
Quella volontà che ognuno di noi responsabilmente deve mettere in pratica perché se
cambiamo noi stessi abbiamo cambiato il mondo.

Lama Paljin Tulku Rinpoce

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